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Componenti chimici dei filtri solari: la posizione di Skineco

Componenti chimici dei filtri solari: la posizione di Skineco

27.05.2019.

Abbiamo riflettuto, scandagliato la letteratura scientifica (che è quella alla quale riferirsi sempre!) e sentiamo il dovere di condividere il nostro pensiero con quanti hanno abbracciato il concetto di ECODERMOCOMPATIBILITA’. E’ uno script un po’ lungo, ma vi preghiamo di leggerlo per intero proprio per chiarire in maniera corretta e onesta.

FILTRI SOLARI – cosa ne pensiamo
I filtri solari nei cosmetici sono un argomento complesso, che da sempre ha catturato la nostra attenzione e anche il nostro principio di precauzione, soprattutto alla luce del fatto che molti filtri chimici siano certi o sospetti perturbatori endocrini e per questo anche dannosi per la barriera corallina. Il loro potenziale negativo non può, ai nostri occhi, risparmiare l’organo sul quale vengono applicati: la pelle.
Abbiamo quindi letto con interesse quanto pubblicato il 6 maggio, sulla rivista scientifica Jama, testata scientifica accreditata.
L’articolo “Effect of Sunscreen Application Under Maximal Use Conditions on Plasma Concentration of Sunscreen Active Ingredients” (che potremmo tradurre con “Effetto dell’applicazione di prodotti solari al dosaggio massimo e livello, nel plasma, dei singoli filtri solari”), riferisce di uno studio, commissionato da FDA (Food and Drug Administration), che ha puntato a verificare l’assorbimento, e dunque la penetrazione nell’organismo di alcuni filtri solari chimici.
Sono stati effettuati controlli su 24 volontari, ai quali, suddivisi in gruppi di 6, sono stati applicati solari commerciali in forme diverse (spray, lozione e crema).
Il 17% dei partecipanti, uno in ciascun gruppo, ha sviluppato rash cutaneo come reazione avversa. Mentre nella totalità dei casi si sono trovate quantità superiori al consentito, nel plasma sanguigno, dei filtri solari usati, nello specifico questi:
Avobenzone – nome inci: BUTYL METHOXYDIBENZOYLMETHANE
Oxybenzone – nome inci: BENZOPHENONE-3
Octocrylene – nome inci: Octocrylene
Ecamsule – nome inci: TEREPHTHALYLIDENE DICAMPHOR SULFONIC ACID.

Lo studio insiste molto sul sottolineare che siano necessarie più indagini e su campioni più estesi di volontari, e che intende essere un primo passo per un’analisi più approfondita. Ribadisce di non voler indurre i consumatori a non utilizzare prodotti con filtri solari e spiega che il semplice ritrovamento nel sangue di tali filtri non significa automaticamente che questi possano danneggiare l’organismo.
Qual è la nostra posizione a riguardo?
Prima di tutto: calma. Dopodiché, ripetiamo quello che stiamo dicendo da anni. Ovvero: il problema per la pelle non è, o non dovrebbe essere, il sole, ma il nostro modo di rapportarci ad esso. Non possiamo pretendere di non avere danni se ci esponiamo non stop per molte ore al giorno, specialmente quelle più calde. Nessun solare può proteggerci dal nostro desiderio di abbronzarci subito e velocemente. Siamo a rischio, con questo comportamento, anche se abbiamo la pelle scura di natura – vi lasciamo immaginare cosa significhi per una pelle chiarissima.
Inoltre non abbiamo necessità di utilizzare un filtro solare sul viso tutto l’anno, per lo meno in Italia con il nostro clima. Ci sono pochissimi e seri casi in cui il solare diventa assolutamente necessario, di fronte ad esigenze di patologie dermatologiche, ma per il resto la storia che “il miglior antiage è il filtro solare” non è che una trovata di marketing.
Quindi i prodotti con filtri solari, che siano chimici o fisici, vanno utilizzati quando serve, unitamente al nostro buon senso e alle indicazioni che conosciamo tutti: non esporsi nelle ore più calde, riapplicare il solare ogni due ore minimo e sempre dopo una doccia o un bagno in mare – sì, anche se il solare fosse water resistant – non esporre i bambini fino a 2 anni di età, e oltre sempre nelle ore di sole più leggero. Non continuiamo perché, come dicevamo, lo sapete benissimo.
Lo studio mette in evidenza delle criticità. Sicuramente ci sarà bisogno di altri approfondimenti, ma nel frattempo noi ci appelliamo, come sempre, al principio di precauzione.
Siamo sicuri di voler ospitare nel nostro circolo sanguigno molecole che potenzialmente possono interferire col nostro sistema endocrino? Se parte delle molecole è capace di penetrare la barriera cutanea, dobbiamo considerare valida la protezione dichiarata, o questo effetto va a diminuirla? Perché, se i filtri chimici sono dannosi per i coralli tanto da farli ammalare e morire impedendone la riproduzione, dovremmo pensare che invece per noi esseri umani siano una passeggiata di salute?
Non dimentichiamoci, poi, cosa forse più importante, che esiste il cosiddetto “effetto accumulo”, di sostanze chimiche, che è molto difficile da valutare. Ci spieghiamo: in una giornata siamo a contatto con una quantità di molecole impensabile anche solo 50 anni fa. Tra detersivi, profumi, inquinamento, fumo (per chi fuma e chi subisce fumo passivo), creme – senza parlare dell’alimentazione su cui si aprirebbero capitoli infiniti, noi assorbiamo ben più di una molecola. L’effetto di questo bombardamento è arduo da comprendere perché dipende dalle condizioni di vita e dalle caratteristiche personali di ciascuno. Ma a nostro avviso, sapere che ci sono tante sostanze con cui entriamo in contatto non ci fa automaticamente concludere che una in più o una in meno non faccia differenza. Anzi, proprio perché ce ne sono tante, quelle che possiamo risparmiarci si potrebbero evitare.
Di fronte a questi dubbi, quindi, preferiamo NON consigliare l’utilizzo dei filtri chimici in generale, per scarsità di dati e per dubbi più o meno fondati ma intanto presenti sulle loro potenzialità come perturbatori endocrini. Di questi giorni è anche la notizia che la Commissione europea ha indetto una Call for Data per alcune molecole che sono sospettate appunto di disturbare il nostro delicatissimo sistema ormonale: tra le molecole troviamo i filtri Benzophenone, Benzophenone-3, Octocrylene.
Per il momento l’alternativa che ci sembra più valida sembra essere quella dei filtri Fisici, purché non siano in forma nano – non sufficientemente verificati nella loro capacità penetrativa e negli effetti che ciò può causare.
I filtri fisici quali ossido di zinco e diossido di titanio danno meno problemi di tollerabilità cutanea, non sono tra quelli incriminati nella moria dei coralli, proteggono a sufficienza sempre unitamente a tutto il corollario esposto in precedenza su buon senso e istruzioni nell’esporsi al sole.
Vanno lavati via ben bene la sera e ripetiamo ancora una volta: vanno usati solo quando necessari.
Sappiamo che vorreste sentirvi dire che c’è una soluzione semplice, che potete stare al sole mille ore col solare a protezione totale (che non esiste), che se vi mettete un spf 50 sul viso tutto l’anno non avrete mai una ruga… ma non è così.
Vi invitiamo davvero a riflettere sulle vostre aspettative riguardo ad un cosmetico con filtro solare. Vi invitiamo a verificare quali filtri ci siano nei solari che state utilizzando. Vi invitiamo a farlo soprattutto con quelli di aziende che si proclamano “green”, perchè abbiamo visto tante “ecofurbate” a riguardo.
E vi invitiamo a far pace con l’idea che non esista la perfezione, ma che tanto possiamo fare cercando, confrontandoci e sperimentando. Così come facciamo noi, ormai da quasi 20 anni.
Dott.ssa Pucci Romano – presidentessa Skineco
Dott. Fabrizio Zago – ideatore e titolare EcoBioControl e membro del comitato scientifico Skineco
Dott.ssa Barbara Righini – titolare Saicosatispalmi e membro del comitato scientifico Skineco

Riferimenti bibliografici:
Skin penetration and cellular uptake of amorphous silica nanoparticles with variable size, surface functionalization, and colloidal stability.
Rancan F, Gao Q, Graf C, Troppens S, Hadam S, Hackbarth S, Kembuan C, Blume- Peytavi U, Rühl E, Lademann J, Vogt A.
Source
Clinical Research Center for Hair and Skin Science, Department of Dermatology and Allergy, Charité-Universitätsmedizin Berlin, Berlin, Germany. fiorenza.rancan@charite.de
J Toxicol Sci. 2010 Feb;35(1):107-13.
Study on penetration of titanium dioxide (TiO(2)) nanoparticles into intact and damaged skin in vitro.
Senzui M, Tamura T, Miura K, Ikarashi Y, Watanabe Y, Fujii M
J Invest Dermatol. 2007 Jul;127(7):1701-12. Epub 2007 Mar 22.
Penetration of metallic nanoparticles in human full-thickness skin.
Baroli B1, Ennas MG, Loffredo F, Isola M, Pinna R, López-Quintela MA.
Study on enhancing the endocrine disrupting priority list with a focus on low production volume chemicals (May 2007) – Revised report to European Commission DG ENV – ENV.D.4/ETU/2005/0028r.
Community rolling action plan (CoRAP) update covering years 2013, 2014 and 2015 – pag. 4
Call for data on ingredients with potential endocrine-disrupting properties used in cosmetic products
Published on: 16/05/2019

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