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L'acqua e la pelle.
L'acqua di rubinetto e la dermocompatibilità.
 
Negli ultimi anni sono comparsi in letteratura diversi lavori riguardanti le interazioni tra l'acqua e la cute. Da essi scaturiscono nuove evidenze sperimentali sui benefici delle terapie idro-termali a fini dermatologici, a tutto vantaggio del trattamento di svariate patologie, ma scaturiscono anche evidenze circa i rischi connessi all'uso dell'acqua di rubinetto quale principale ingrediente della detersione cutanea.

Uno di questi studi, condotto da McNally et Al e pubblicato nel 1998 sulla prestigiosa rivista "The Lancet" ha messo in evidenza la correlazione tra la durezza dell'acqua, che è solo uno dei parametri che qualifica l'acqua di rubinetto, e l'incidenza della dermatite atopica nella popolazione infantile. Altri studi sono stati effettuati in Giappone su neonati, dopo il primo bagnetto (1). Si è notato che il primo bagno del neonato con acqua di rubinetto compromette da subito la funzionalità della barriera cutanea in formazione. Ma altri lavori, molto più recenti, possono essere citati circa le variazioni dei parametri biofisici cutanei in seguito al contatto con l'acqua di rubinetto (2, 3, 4). Sull'argomento "Acqua e pelle" si è svolto nel 2007 un intero convegno a Milano. Si tratta della prima edizione di Wellness Congress, incontro formativo a cadenza annuale rivolto a tutti i componenti della filiera del benessere (medici, produttori dermocosmetici, albergatori e titolari di centri Spa).

All'ordine del giorno l'acqua, in tutti i suoi risvolti: medico, sociale, finanziario. Scopo dell'evento è stato quello di "creare una reale interazione tra tutti coloro che si occupano di wellness, favorendo una vera condivisione delle esperienze in questo campo, in tutte le sue espressioni". Proprio per agevolare questa condivisione il comitato scientifico ha scelto di approfondire nella prima edizione il tema dell'acqua: esso infatti, oltre a fornire molti spunti dal lato medico, si pone quale importante fattore di ricchezza sia per le strutture ricettive che offrono servizi wellness sia per quanti cercano nuove ed efficaci forme d'investimento sostenibile.
 
Tap water, top water?

Un approccio ispirato alla "corneoterapia"

Cosmetici e acque termali

L'acqua come fonte di investimento

Gli Italiani e l'acqua

Bibliografia consultata
 
Tap water, top water?
 
Dal punto di vista dermatologico, il convegno ha essenzialmente risposto alla provocatoria domanda del titolo: Tap water, top water?, l'acqua del rubinetto è davvero la migliore? Durante la tavola rotonda di apertura del congresso, coordinata dalla Dottoressa Riccarda Serri (Università di Milano, Presidente Skineco), sono state anzitutto ricordate quali sono le caratteristiche della rete idrica e il suo stato in Italia e su quali parametri fisico-chimici si basa la qualità dell'acqua di rubinetto. L'argomento è stato illustrato da uno specialista del settore, il Dottor Andrea Riu, chimico, rappresentante per l'Italia di NSF International (ente di certificazione statunitense). Successivamente Corinna Rigoni, dermatologa, presidente di DDI (Donne Dermatologhe Italia) ha elencato gli effetti dannosi dell'uso prolungato dell'acqua corrente sulla pelle: perdita di coesione, disidratazione, insorgenza di dermatiti.

L'acqua di rubinetto per essere definita "potabile" e potere essere distribuita agli utenti, deve soddisfare precisi requisiti di legge.

Proprio per rispondere a questi requisiti, l'acqua potabile ha, in generale, un contenuto relativamente elevato di cloro (introdotto a scopo disinfettante), una durezza relativamente elevata (è cioè relativamente ricca di sali cosiddetti "incrostanti", in particolare bicarbonati di calcio e magnesio) e un pH sostanzialmente neutro. Come conseguenza di queste caratteristiche, l'acqua potabile non è pienamente soddisfacente quando usata, insieme a detergenti (tensioattivi), a semplice scopo di pulizia della cute umana, né tanto meno per trattamenti cosmetici e terapeutici.
  • In primis, le varie sostanze presenti nell'acqua di rete (in particolare il cloro) possono esercitare un'azione aggressiva e quindi dannosa sulla cute. È poi risaputo che, a causa dell'elevata durezza, l'acqua potabile richiede un consumo relativamente elevato di detergenti; d'altra parte, quantità elevate di detergenti, che esercitano sempre un'azione in qualche misura aggressiva, possono risultare dannose per la cute, sia sana, sia - soprattutto - alterata.


  • Il risciacquo poi della cute, che può rendersi necessario dopo un trattamento dermatologico di qualsiasi genere (di pulizia, cosmetico o terapeutico), se effettuato con acqua potabile rischia di vanificare, proprio a causa delle caratteristiche sopra evidenziate, i benefici del trattamento stesso.


  • Non da ultimo, la superficie epidermica possiede normalmente un pH acido, mentre l'acqua potabile ha un pH sostanzialmente neutro. A questo proposito, è noto che in presenza di disturbi dermatologici o patologie varie, il pH della cute risulta alterato e, in genere, più basico che nella cute sana; per esempio, è stato verificato che la cute di soggetti sofferenti di dermatite atopica (eczema costituzionale) presenta un pH più basico rispetto a soggetti normali, sia nelle zone cutanee interessate da eczema, sia, in misura inferiore ma ancora significativa, sulla cute apparentemente sana. Inoltre, valori più elevati di pH a livello della cute eczematosa sono correlati a una maggiore intensità del prurito (5).

    Evidentemente, in queste situazioni l'applicazione sulla cute di acqua potabile avente pH neutro aggrava ulteriormente la condizione, già alterata, della cute stessa e, soprattutto, della sua funzionalità di barriera. Un rischio, quest'ultimo, da non sottovalutare, considerato che, come ha spiegato brillantemente il Prof. Enzo Berardesca, Direttore Dipartimento Clinico Sperimentale di Dermatologia Infiammatoria e Immunoinfettivologico dell'Istituto San Gallicano di Roma, la pelle è come un "muro di Merlino", ossia un magico scudo che il nostro organismo frappone tra sé e le insidie dell'ambiente esterno. La pelle, quindi, anzitutto come "regione frontiera" fra il corpo e l'ambiente esterno, per impedire che lo stato fisico generale dell'organismo subisca le brusche variazioni cui invece l'ambiente è soggetto. Questa funzione di barriera è innanzitutto di ordine fisico, in quanto lo strato corneo più superficiale e la compattezza dell'epidermide e del derma offrono adeguata resistenza alle innumerevoli sollecitazioni meccaniche provenienti dall'ambiente e non consentono materialmente il passaggio di microrganismi.
 
Un approccio ispirato alla "corneoterapia"
 
Attualmente esistono in commercio strumenti che possono trasformare l'acqua corrente, eliminando le sostanze aggressive, aggiungendovi soluti indicati a questo o quel tipo di pelle, dunque personalizzandola, e adattandola agli scopi terapeutici. Tali dispositivi forniscono un'acqua che, se testata a confronto con la normale acqua di rubinetto, non altera il pH della superficie cutanea tendendo invece a normalizzarlo quando si presenta alterato. Inoltre, quest'acqua adattata all'uso sull'epidermide non lascia la cute disidratata e ruvida. Insomma, un approccio ispirato alla "corneoterapia", termine che evidenzia come si possa realizzare un approccio curativo dall'esterno verso l'interno della pelle, all'opposto di quanto avviene con i farmaci, ad esempio i corticosteroidi, mirati alla patologia infiammatoria dermica, con effetto solo secondario sugli strati più superficiali della cute. Infatti, oltre agli innumerevoli lavori sull'argomento "acque termali e cute", in letteratura scientifica sono comparse, anche molto recentemente, evidenze sperimentali su come differenti soluzioni acquose preparate in laboratorio siano risultate di volta in volta utili per il trattamento di svariate patologie quali dermatite atopica, dermatite da contatto, psoriasi, ittiosi volgare, infezioni cutanee di vario genere, dermatiti da pannolino, dermatosi tipiche dell'anziano e persino della cute di pazienti diabetici, emiplegici e soggetti ad emodialisi. Un'applicazione particolarmente proficua di questi strumenti potrebbe essere rappresentata dai centri benessere cittadini (hammam, beauty centers, spa, ecc.) che, non disponendo di acque termali, devono utilizzare l'acqua corrente per erogare i più svariati trattamenti ispirati al termalismo (oggi di gran moda).
 
Cosmetici e acque termali
 
Molto interessanti le relazioni sulle acque termali delle dermatologhe Maria Concetta Romano (Scuola Internazionale di Medicina Estetica della Fondazione Fatebenefratelli di Roma), Vice-Presidente Skineco, Alda Malasoma (Dipartimento Terme e Beauty Farm, Isplad), Daniela Cattoni (Terme di Comano) e quelle sui prodotti cosmetici a base di acque termali della Dott.ssa Anne Bouloc (Responsabile relazioni mediche Vichy International) e del Prof. Stefano Bader (Direttore tecnico Terme di Comano). In particolare, è stato sottolineato come nel nostro paese vi sia un'antichissima tradizione e un'incalcolabile ricchezza di sorgenti termali capaci di proporre tantissime tipologie d'acqua. È indubbio che questo patrimonio debba essere sfruttato appieno e valorizzato, ma va anche ricordato come ciascuna acqua termale abbia proprie specifiche indicazioni di trattamento e come solo una parte delle acque termali presenti indicazioni dermatologiche, per di più risultando ciascuna di esse limitata ad alcune dermopatie. Inoltre, per formulare cosmetici a base di acque termali, sono necessarie competenze tecnico-scientifiche specifiche, in quanto la presenza dell'acqua termale con le sue peculiarità interferisce non poco sulla stabilità della formula e sulla scelta degli ingredienti.
 
L'acqua come fonte di investimento
 
Acqua non significa solo ... dermatologia. Significa anche ricchezza, in primis per l'industria turistica, che si è presentata a congresso all'apice di un periodo di forti investimenti, in Italia e all'estero, sui centri benessere, che non accenna a fermarsi. Ne ha parlato fra gli altri la vicepresidente Federalberghi Anna Duchini: "Tra colleghi", ha affermato, "consideriamo il wellness alla stessa stregua dell'aria condizionata vent'anni fa: oggi è un plus, domani sarà un prerequisito indispensabile. L'importante è capire quale vocazione dargli, tenendo presente che, da indagini recenti, il 66% della nostra clientela ci chiede essenzialmente relax".

Anche la finanza ha scoperto nell'acqua una preziosa fonte d'investimento. Ne hanno parlato due advisor di Unione Banche Svizzere, Armando Gribaudi e Gabriele Alberici, durante una tavola rotonda moderata dal caporedattore centrale de Il Mondo, Roberto Di Lellis. "Al momento attuale", hanno spiegato, "la forma d'investimento più efficiente è rappresentata dall'acquisto di singoli titoli legati all'acqua e da ETF, certificati e fondi specializzati sull'acqua. In modo particolare le utilities, cioè le società che gestiscono il servizio di fornitura, distribuzione e depurazione delle acque reflue e investono nel miglioramento dell'efficienza infrastrutturale, costituiscono uno dei temi più interessanti per il lungo periodo nei paesi emergenti del sudest asiatico e dell'America Latina".
 
Gli Italiani e l'acqua
 
Al noto sociologo Enrico Finzi, infine, il compito di scandagliare, con una ricerca originale da lui curata (2007), il rapporto tra gli italiani e l'acqua. Ricerca da cui emergono dati curiosi e sorprendenti, come l'elevato numero di connazionali (39,2%) con problemi di approvvigionamento idrico e, per converso, l'alta percentuale di persone (63,3%) molto bene informate sull'acqua, sui suoi impieghi potenziali e sui rischi del suo utilizzo. Degno di nota è il 3% che dichiara di non bere acqua, né minerale né del rubinetto, e ancor più l'1% che ammette di non lavarsi mai! Variegati infine i sentimenti suscitati dall'acqua: si va dal rispetto (82%) e dal piacere, anche erotico (79,1%), al terrore (13%) e addirittura all'odio (2,3%).
 
Bibliografia consultata
 
  1. Seki T et Al
    "Free residual chlorine in bathing water reduces the wate-holding capacity of the stratum corneum in atopic skin"
    J Dermatol, 2003, 30(3):196-202


  2. Tagami H et Al
    "Atopic xerosis: employment of noninvasive biophysical instrumentation for the functional analyses of the mildly abnormal stratum corneum and for the efficacy assessment of skin care products"
    Journal of Cosmetic Dermatology, 2006, 5(2): 140-149


  3. Schepky AG et Al
    "Influence of cleansing on stratum corneum tryptic enzyme in human skin"
    International Journal of Cosmetic Science 26(5): 245-253, 2004


  4. Bornkessel A et Al
    "Functional assessment of a washing emulsion for sensitive skin: mild impairment of stratum corneum hydration, pH, barrier function, lipid content, integrity and cohesion in a controlled washing test"
    Skin Research and Technology, 11(1): 53-60, 2005


  5. Sparavigna A et Al
    "Cutaneous pH in children affected by atopic dermatitis and in healthy children. A multicenter study"
    Skin Research and Technology, 1999, 5: 221-227
 
"A cura di A. Sparavigna et al, Vice-Presidente Skineco"
 
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